Osservatorio di Genere, ANPI, ARCI, Arcigay, Diritto Forte, Agedo sostengono la mozione per le unioni civili  

 

La recente approvazione da parte del consiglio comunale di Macerata di un ordine del giorno in cui si impegna la Città a ad opporsi all’introduzione di normative per il riconoscimento delle coppie omosessuali e per il contrasto dell’omofobia desta preoccupazione e indignazione. Il riconoscimento pieno e concreto dei diritti di uguaglianza e libertà è il messaggio costituzionale che dovrebbe impegnare le istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza e tutti i cittadini democratici. Il fatto che la città di Macerata, di fronte alla domanda di inclusione sociale che da decenni viene portata avanti dalle cittadine e dai cittadini legati da vincoli affettivi con persone dello stesso sesso, si impegni ad ostacolare le iniziative di contrasto delle forme di discriminazione nelle istituzioni e nella società a cui questi cittadini vanno in contro, è un grave segno di cultura antidemocratica che alimenta l’esclusione e la marginalizzazione e di certo non costruisce una bella immagine per una città universitaria che, per sua storia, dovrebbe porsi a guida dell’avanzamento sociale di un intero territorio. Il fatto poi che tempi e modi di votazione facciano sorgere il dubbio che tale ordine del giorno, dal chiaro contenuto ideologico e dallo scarso riferimento alle azioni concrete di competenza comunale, possa essere un tentativo di messa in crisi della coesione culturale della maggioranza politica che guida la Città merita l’ulteriore denuncia di come certa politica non si ponga lo scrupolo di utilizzare la delicata condizione di una minoranza per fini propagandistici. Ribadiamo quindi che, come ha già affermato la Corte costituzionale, il pieno riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie dello stesso sesso, non è assolutamente in contraddizione con la Costituzione e che anzi è tempo che l’Italia produca una legislazione adeguata ai tempi, in coerenza con il resto dell’Europa. Contrapporre la famiglia costituita da un uomo e una donna alle famiglie formate da persone dello stesso sesso, conferire lo status di famiglia solo alle coppie eterosessuali sposate è giuridicamente, eticamente e politicamente inaccettabile. Riconoscere il reciproco sostegno delle persone che si amano, indipendentemente dal loro genere e dal loro stato civile, è un passo di civiltà che non può continuare ad essere disatteso.

Non riconoscere diritti è una connivenza con la discriminazione. Impegnarsi contro tale riconoscimento è l’avvio di un vero e proprio atto discriminatorio operato dalle istituzioni che dovrebbero essere il luogo di cittadinanza di ognuno e non il ricettacolo del pregiudizio e dell’ipocrisia usati per fini di spicciola battaglia politica

 

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