L'Osservatorio di Genere celebra la giornata della Liberazione, aderendo all'iniziativa EppuResiste - Festa Migrante delle Resistenze e dei Territori.

Lunedì 24 aprile ala SOMS di Corridonia: L'Osservatorio di Genere presenta i libri: "LEDA. La memoria che resta" e #Leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica" 

 



18.30: "LEDA. LA MEMORIA CHE RESTA", ANPI Fano, 2015 - Presentazione libro con le autrici Anna Paola Moretti e Maria Grazia Battistoni e discussione con Ninfa Contigiani (Unimc);

19.30: “#LEVIEDELLEDONNEMARCHIGIANE: non solo toponomastica, EUM, 2017” – Letture in mostra di Elena Carrano.

La serata proseguirà in musica con EppuResiste - QELD_Hip Hop from Bristol + Rankin Delgado feat WiseSound_Dub



LEDA, la memoria che resta:
"La storiografia non si è interessata a Leda Antinori, giovane staffetta partigiana, ma c'è una rete femminile che racconta di lei e che ha tenuta accesa la fiamma del testimone, che è passata a noi. Agganciando la memoria ai documenti, abbiamo composto con amore quello che ci parla di lei e ricostruito la sua storia affinché non si perda. È la storia di una donna molto giovane ma capace di scelte determinate. La storia di Leda non è solo quella di una vittima del nazifascismo: è una ricerca di libertà dall'occupazione straniera e dall'ideologia fascista, ma anche la ricerca di una misura per sé, senza la necessità di dover corrispondere a modelli imposti. La storia di Leda è un'occasione per riguardare alla presenza delle donne nella Resistenza, che fu partecipazione di massa, silenziosa, anonima, collettiva."



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#leviedelledonnemarchigiane. Non solo toponomastica, a cura di Silvia Alessandrini Calisti, Silvia Casilio, Ninfa Contigiani, Claudia Santoni, Macerata, EUM, 2017.

Le fotografie in esposizione sono tratte dal volume #leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica (eum, 2017) e ci raccontano le storie di alcune delle donne che sono state segnalate in occasione del web contest #leviedelledonnemarchigiane, lanciato dall’Osservatorio di Genere tra dicembre 2015 e gennaio 2016, con il quale si invitavano le/gli utenti del web a votare la donna marchigiana a cui si sarebbe voluta intitolare una via o una piazza della propria città.

In poco più di un mese hanno partecipato oltre quattrocento utenti del web, votando quarantasette donne diverse, tutte marchigiane o naturalizzate marchigiane, tutte da ricordare per essersi distinte in campi diversi, alcune molto note, altre quasi sconosciute ai più, ma sicuramente degne di valorizzazione e di lasciare traccia nella nostra memoria storica. 

Tra quelle segnalate ce ne sono alcune la cui storia si intreccia, si fonde e si confonde con l'evento fondativo della Repubblica italiana: la lotta di Liberazione e la Resistenza contro il nazifascismo. Le vite di queste donne costituiscono delle pieghe particolari che increspano il quadro più generale della macrostoria e lo arricchiscono di contenuti e di aspetti poco noti legati al territorio restituendo voce a chi spesso voce non ha. I loro volti ci raccontano una storia ancora tutta da scrivere e dimostrano quanto sia stato fondamentale e non secondario l'apporto delle donne alla lotta partigiana.

Per molte donne protagoniste di quella vicenda, la Resistenza fu una esperienza importante di emancipazione dalla marginalità e di presa di coscienza antifascista: in questo senso Egidia Coccia e Walkiria Terradura (ancora in vita), Rosina Frulla e Leda Antinori, ma anche Maria Pucci o Jader Pojaghi che alla Resistenza non presero parte direttamente, sono una testimonianza tangibile di un impegno e di un protagonismo femminile che non si è esaurito con il 25 aprile 1945. Alcune di queste donne come Adele Bei o Ada Natali, Gemma Perchi e Derna Scandali, ricoprirono incarichi apicali e istituzionali, altre invece, restarono nell'ombra non rinunciando mai però all’impegno civile, partecipando alla vita politica e sociale dei loro territori e lasciando un’impronta indelebile del loro agire. Biografie di donne esemplari, quindi, che sono state punti di riferimento per le loro comunità e che ci aiutano a comporre il mosaico della storia recente. 

Partendo da questa impronta il volume #leviedelledonnemarchigiane vuole essere un primo passo per colmare un gender gap culturale e lo fa a partire dal territorio regionale: raccontando storie di donne di grandissimo spessore ma rimaste quasi del tutto invisibili, si vuole lavorare alla costruzione di un nuovo immaginario collettivo, più inclusivo e paritario, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni. La memoria collettiva si costruisce nel contatto relazionale con gli altri e assume significato rispetto al patrimonio condiviso di valori e di storie che vengono raccontate e diffuse; storie di uomini e anche di donne. Tutto ciò acquista un valore ancora più profondo oggi che le vie delle Marche sono cumuli di macerie, case che non ci sono più, ricordi sommersi, perduti, finestre aperte su ciò che resta di quel che si credeva sicuro, ospitale, domestico... eppure le strade sono ancora lì e da quelle strade piene di cose dobbiamo ripartire! Raccontare le storie di queste donne ci offre la possibilità di raccontare le Marche, le sue bellezze ma anche le sue contraddizioni, la caparbietà e il coraggio di questa terra, la ritrosia ma anche l'incredibile generosità di questa Regione incastrata tra fiere e traballanti montagne e la libertà del mare. 

#leviedelledonnemarchigiane sono le vie delle Marche, vie da riempire, in cui ricostruire, in cui tornare a vivere partendo dalla nostra storia.
(S. Alessandrini Calisti, S. Casilio, N. Contigiani, C. Santoni)

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