Parlare di corpi, emozioni e consenso a scuola è una scelta educativa, non uno scandalo.
Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è spesso interessato al tema dell’educazione sessuo-affettiva, schierandosi contro di essa o a suo favore.
Che cos’è l’educazione sessuo‑affettiva?
In breve, l’educazione sessuo-affettiva è un percorso che aiuta a conoscere il proprio corpo, dare nome alle emozioni, costruire relazioni basate sul rispetto e sul consenso, riconoscere violenza e discriminazioni. Pertanto, l’educazione sessuo-affettiva costituisce una parte fondamentale dell’educazione alla cittadinanza.
Più precisamente, quando parliamo di educazione sessuo‑affettiva, parliamo di un insieme di attività che affrontano diversi temi:
- informazioni corrette su corpo, sessualità, salute riproduttiva, prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse;
- competenze relazionali: come comunicare i propri limiti, ascoltare quelli degli altri, gestire pressioni, conflitti, rotture;
- stereotipi di genere, bullismo, omolesbobitransfobia, ruoli di potere nelle relazioni e forme di controllo (anche online);
- autodeterminazione: la possibilità di fare scelte consapevoli sul proprio corpo e sulla propria vita affettiva e sessuale.
Ovviamente, le attività sono adattate alle classi e all’età delle studentesse/degli studenti, quindi sono progettate in linea con la loro crescita.

I Paesi dove è parte del curriculum
In molti Paesi l’educazione sessuale o sessuo‑affettiva è inserita stabilmente nei percorsi scolastici, dalla scuola primaria alla secondaria. In diversi Paesi europei, come Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Danimarca, Scozia e Inghilterra, l’educazione alle relazioni e alla sessualità è prevista per legge e aggiornata periodicamente, includendo temi come il consenso, la parità di genere, la prevenzione della violenza e i diritti delle persone LGBTQIA+.
In Italia, invece, non esiste ancora una legge nazionale che renda obbligatoria l’educazione sessuo‑affettiva in tutte le scuole. I percorsi nascono dall’iniziativa di singoli istituti, enti locali, associazioni: esistono esperienze molto avanzate, ma sono frammentate e disomogenee sul territorio.

La realtà in cui viviamo e il possibile contributo dell’educazione sessuo-affettiva
I dati europei e italiani sulla violenza contro le donne ci informano che si tratta purtroppo di un fenomeno strutturale: 1 donna su 3 ha subito nel corso della vita violenza fisica o sessuale, spesso da parte di partner o ex partner; molte riferiscono molestie sul lavoro, per strada, sui mezzi pubblici, online. Le più esposte sono frequentemente le più giovani, proprio quelle che frequentano scuole e università. Non si tratta quindi di casi isolati, ma è il frutto di una società sessista e violenta, in cui il rispetto dell’altro e violato dalla forza.
Se a scuola non si parla di consenso, di confini, di relazioni sane, chi fornirà questi strumenti? Molti e molte adolescenti oggi imparano il linguaggio del desiderio, del corpo e della sessualità online, attraverso i social, i messaggi tra pari: contesti che spesso rafforzano stereotipi di genere, modelli di virilità basati sul possesso, narrazioni in cui il “no” viene ignorato o ridicolizzato.
Cosa può fare l’educazione sessuo‑affettiva?
Innanzitutto, ragazze e ragazzi possono imparare a riconoscere le situazioni di violenza, ovvero quelle in cui manca il consenso (e chiamarle col loro nome); in secondo luogo possono riconoscere i segnali di una relazione sana (la gelosia, il controllo, l’insistenza non sono “prove d’amore”); infine possono rompere il silenzio e aiutare le altre persone a chiedere aiuto quando necessario.
Perché deve essere portata dentro la scuola?
Portare l’educazione sessuo‑affettiva nelle scuole significa smettere di fingere che corpi, emozioni e desideri non esistano tra i banchi. Significa riconoscere che molte forme di violenza, di molestia e di discriminazione prendono forma proprio nei corridoi delle scuole, nelle chat di classe, nelle relazioni tra pari. Una scuola che educa le/i giovani offre loro strumenti per proteggersi, rispettarsi, costruire relazioni più libere e più giuste; che dà voce alle nuove generazioni.
Da anni l’Osservatorio di Genere si impegna nel portare avanti numerose iniziative nelle singole scuole e attraverso associazioni partner, nonché attraverso il Concorso Didattico “Le Marche sulle vie della parità”. Visita il nostro sito per saperne di più!
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