il cammino delle donne

Dal diritto di voto al gender pay gap: 80 anni di lotte, conquiste e passi verso la parità di genere

Ogni anno, le ricorrenze dedicate ai diritti delle donne, alla parità di genere e alla lotta contro la violenza sono principalmente due: l'8 marzo, Festa Internazionale della Donna, e il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. 

Ma c'è un'altra data che troppo spesso resta in ombra, e che invece meriterebbe di essere scolpita nella memoria collettiva: una giornata che dovrebbe riempirci di orgoglio, restituirci fiducia nel cammino compiuto, e darci speranza per i passi da compiere: il 2 giugno.

Il 2 giugno 1946, 80 anni fa, per la prima volta nella storia della Repubblica, le donne italiane si recarono alle urne per votare al referendum, scegliendo tra Monarchia o Repubblica, e per eleggere l'Assemblea Costituente, ovvero l'organo avrebbe scritto la Costituzione italiana.

In realtà, poco più di un anno prima, il 1° febbraio 1945, il diritto di voto era stato riconosciuto con un decreto luogotenenziale firmato da Ivanoe Bonomi, e le donne lo esercitarono per la prima volta il  10 marzo 1946, in occasione delle elezioni amministrative in alcuni comuni; ma il voto del 2 giugno fu il primo a suffragio universale su scala nazionale.

Quel giorno, oltre 12 milioni di donne si presentarono ai seggi, rendendo quella data un simbolo di conquista.

 

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Negli 80 anni che ci separano dal 2 giugno 1946, quali diritti prima negati sono stati riconosciuti alle donne? Quali passi sono stati compiuti verso la parità di genere?

 

La rappresentanza politica dalle 21 madri costituenti a oggi

Alle elezioni del '46 furono elette  21 donne su 556 componenti  dell'Assemblea Costituente: le cosiddette  "madri costituenti". Un numero minuscolo, appena il 3,7%, eppure decisivo: fu anche grazie a loro che nella Costituzione entrarono principi fondamentali come l' articolo 3, sull'uguaglianza di tutti i cittadini "senza distinzione di sesso", e l' articolo 37 , sulla parità di diritti e di retribuzione delle donne lavoratrici.

Da allora la strada è stata lunga:

- Nel  1948  le donne elette in Parlamento erano circa il  5% .

- Nel  2018  si arrivava al  35% , secondo i dati del Senato.

- Oggi, nella legislatura in corso, la componente femminile del Parlamento italiano si attesta  intorno al 32-33% , collocando l'Italia tra le posizioni intermedie nel confronto con gli altri Paesi del G20.

Un progresso reale, ma non lineare: in alcune rilevazioni recenti la quota di donne elette risulta perfino in leggero calo rispetto alla legislatura precedente.

 

I traguardi di questi 80 anni

Nei decenni successivi alla conquista del diritto di voto, le donne italiane hanno lottato per altre libertà fondamentali che oggi diamo per scontate.

1963 L'accesso alla magistratura

Fino a quell'anno le donne non potevano diventare magistrate: una legge del 1919 continuava a escluderle da alcune carriere pubbliche, ritenute "incompatibili" con la loro natura, nonostante il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione del '48. Con la legge n. 66 del 9 febbraio 1963 le donne furono finalmente ammesse a tutti i pubblici uffici e alle professioni, magistratura compresa, e l'anno seguente le prime otto donne superarono il concorso.

1970 Il divorzio

Con la legge n. 898 del 1° dicembre 1970 (la "legge Fortuna-Baslini") l'Italia introdusse per la prima volta la possibilità di sciogliere il matrimonio civile. La legge fu duramente osteggiata e nel 1974 si tenne un referendum abrogativo: il "no" all'abrogazione prevalse con quasi il 60% dei voti, confermando il diritto al divorzio.

 

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1978 L'aborto

Con la legge n. 194 del 22 maggio 1978 l'interruzione volontaria di gravidanza fu depenalizzata e resa accessibile, entro i primi 90 giorni, attraverso il servizio sanitario pubblico. Anche in questo caso arrivò un referendum, nel 1981, promosso da opposte fazioni che chiedevano sia l'abrogazione totale sia un inasprimento della norma: entrambi i quesiti furono respinti dagli elettori. La legge 194 resta tuttora il pilastro normativo della salute riproduttiva delle donne in Italia, seppur con difficoltà applicative legate all'obiezione di coscienza, ancora oggi molto diffusa tra il personale sanitario in diverse regioni.

1981 L’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore

Fino al 1981 il codice penale prevedeva ancora il "delitto d'onore" e il "matrimonio riparatore", istituti che riducevano drasticamente le pene per chi uccideva un familiare "per causa d'onore" o che estinguevano il reato di violenza sessuale se il colpevole sposava la vittima. Furono aboliti solo con la legge n. 442 del 5 agosto 1981. E solo nel 1996, con la legge n. 66, la violenza sessuale smise di essere considerata un reato "contro la morale pubblica" per diventare, finalmente, un reato "contro la persona".

La parità che manca ancora

Nonostante i passi in avanti, la parità sostanziale è un percorso più ampio, che riguarda lavoro, istruzione, salari e rappresentanza sociale. Secondo il  Global Gender Gap Report 2026 , l'Italia si colloca all' undicesimo posto tra i Paesi del G20 : le ragazze italiane superano ormai i coetanei maschi nei tassi di laurea, ma restano  sottorappresentate nelle discipline STEM, e il divario retributivo tra uomini e donne resta significativo, soprattutto nei contratti a termine e nelle qualifiche professionali più basse.

Guardare indietro, ripercorrere tappe e conquiste, ci permette di comprendere quanto sia importante camminare sulle orme delle "madri costituenti" e di chi ha lottato per la libertà , ricordandoci che ogni diritto acquisito va difeso, ogni giorno, perché nessuna conquista è per sempre scontata.

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