Le donne nei libri di scuola: le grandi assenti che ci raccontano un mondo a metà
Quante scienziate, filosofe, artiste riesci a ricordare dai tuoi libri di scuola? Se la risposta è “poche” o “quasi nessuna”, non è una semplice dimenticanza: è la conseguenza di un racconto della storia e del sapere che per tempo ha messo al centro soprattutto gli uomini occidentali. Purtroppo, non si tratta di un semplice dettaglio, ma di un vero e proprio problema di sottorappresentanza di donne e minoranze.
Cosa c’è (e cosa manca) nei manuali
Un manuale, di qualsiasi materia esso sia, non è solo un concentrato di date, spiegazioni, formule, definizioni… è anche l’espressione di ciò che è importante conoscere per crescere intellettualmente e anche come cittadine/i. In questo canone, le donne compaiono spesso come eccezioni, figure marginali, oppure come esistenti in relazione ad un uomo: la regina, la moglie del grande personaggio, la musa ispiratrice, la madre premurosa. Sono pochi i casi in cui le donne compaiono come soggetti politici, scienziate, pensatrici, leader di movimenti sociali.
Non è raro, ad esempio, incontrare capitoli interi di storia politica senza quasi nessun nome femminile, o libri di scienze pieni di scoperte attribuite a un generico “si è scoperto che…”, dove chi ha fatto quella scoperta scompare del tutto. Lo stesso vale per la letteratura, la filosofia, l’arte: le autrici sono poche, e spesso presentate come “curiosità” o come figure da ricordare in occasioni speciali, non come parte strutturale della tradizione culturale.
Inoltre, quando le donne compaiono, i ruoli sono spesso stereotipati: lei è la madre accudente, la giovane da proteggere, la donna “eccezionale” che “ce l’ha fatta” nonostante i suoi limiti, come se il problema fossero le singole persone e non le strutture che le escludono.
L’impatto sulla costruzione dell’immaginario
Queste assenze influenzano inevitabilmente la costruzione dell’immaginario di chi li legge: se le donne non compaiono come scienziate, filosofe, artiste, politiche, passa il messaggio implicito che non abbiano avuto un ruolo rilevante nella costruzione del mondo in cui viviamo.
Di conseguenza, le ragazze faticano a trovare modelli con cui identificarsi: se nessuna “come te” appare nelle pagine dei manuali, sarà più facile pensare che certi spazi non siano per te, o che per entrarci tu debba essere “più brava degli altri” e accettare di essere l’eccezione.
I ragazzi, d’altro canto, tenderanno ad interiorizzare l’idea che la competenze, l’autorità, il genio, siano doti maschili.
Questo alimenta un’immagine del maschile come naturalmente portato alla leadership e alla produzione di sapere, e del femminile come vocato soprattutto alla cura, al sostegno, ai ruoli di contorno. In questo modo, gli stereotipi di genere non solo si riproducono, ma si rafforzano perché appaiono “naturali” e confermati dal sapere scolastico.
Eppure, la realtà è un’altra: le donne ci sono sempre state. Nella scienza, nella politica, nei movimenti sociali, nelle arti, nei saperi quotidiani e nelle grandi trasformazioni storiche. Non compaiono nei libri non perché non abbiano fatto nulla, ma perché il modo in cui selezioniamo e organizziamo il sapere ha a lungo privilegiato uno sguardo parziale.
Basterebbe allargare un po’ l’inquadratura per scoprire che in ogni epoca ci sono state scienziate che hanno fatto scoperte fondamentali, pensatrici che hanno messo in discussione l’ordine esistente, attiviste che hanno guidato proteste, artiste che hanno innovato linguaggi e generi, donne politiche che hanno contribuito alla costruzione di stati democratici.
Lo dimostrano anche le ricerche e i prodotti realizzati da studentesse e studenti nell’ambito del Concorso Didattico “Le Marche sulle Vie della Parità”, che spesso hanno scelto di raccontare proprio le “grandi assenti” dei manuali. Negli anni, studentesse e studenti hanno approfondito le figure di scienziate e ricercatrici, partigiane e attiviste, artiste e scrittrici.
In alcuni elaborati, le studentesse hanno ricostruito la biografia di donne che hanno aperto la strada in ambito scientifico o tecnico, evidenziando come il loro lavoro sia stato attribuito ad altri o riconosciuto solo molti anni dopo. In altri, ragazze e ragazzi hanno dato voce a protagoniste dei movimenti femministi, del lavoro, dell’antifascismo, immaginando di intervistarle oggi o di raccontarne la storia con linguaggi creativi (podcast, fumetti, cortometraggi, installazioni).
Queste esperienze mostrano con forza che, quando si dà ai/alle giovani la possibilità di cercare “chi manca”, emergono racconti che permettono di sviluppare una nuova consapevolezza.

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