Università degli Studi di Napoli Federico II

Dipartimento di Scienze Sociali

AIS-Associazione Italiana di Sociologia

Sezione “Studi di Genere”

Convegno di fine mandato (2012-2015)

Il Genere nella Contemporaneità: tra Sfide e Risorse

Università degli Studi di Napoli Federico II Dipartimento di Scienze Sociali

Vico Monte della Pietà 1 - (San Biagio de’ Librai) Napoli, 24-25 settembre 2015

 

Il Genere è un elemento cruciale per riflettere sulla nostra storia, un fil rouge che connette la costruzione sociale della realtà tra passato, presente e futuro. Concetto tutt’altro che stabile e univoco, identifica un ambito di studi sia teorico sia empirico che comprende prospettive e focus diversi e in continuo mutamento, esprimendo complesse costruzioni e sedimentazioni scientifiche e culturali. Il Genere, come concetto sociologico, supera la prospettiva gerarchica delle differenze tra corpi e identità di donne e di uomini e ha effetti di rottura sulle rappresentazioni sociali, sugli stereotipi, sui valori ma anche su prassi e politiche e, più in generale, sulle relazioni sociali tra donne e uomini, sia nella sfera pubblica-istituzionale sia in quella privata.

Trascendendo la dicotomia maschio-femmina, il Genere (ri)considera la relazione tra uomini e donne attraverso un focus più ampio su corpi, relazioni sociali, desideri, identità e orientamenti sessuali, consentendo di ripensare tematiche classiche e specifiche della disciplina sociologica. Ancora: di comprendere e supportare l’avvicendamento generazionale; preparare le nuove generazioni all’incontro con i mutamenti delle identità; sostenere una equa distribuzione del lavoro familiare e delle funzioni di cura e modelli di genitorialità più intercambiabili; favorire mascolinità e paternità diverse, riflessive, capaci di contatto affettivo ed emotivo; incoraggiare la visibilità e l’inclusione sociale delle persone Lgbt come quella di modelli familiari più recenti, come le famiglie omogenitoriali.

Alla luce di queste riflessioni, si invitano Studiose e Studiosi ad inviare un abstract, in particolare orientato all’esplorazione del contributo che studi e ricerche di/sul Genere potranno offrire all’avanzamento e al rafforzamento della Sociologia e delle Scienze Sociali più in generale, in un momento storico caratterizzato da accelerazioni, fluidità e crisi.

La Sezione AIS-Studi di Genere bandisce una Call for abstract destinata a Studiose/i di Scienze Sociali per il Convegno “Il genere nella contemporaneità: tra sfide e risorse”. I contributi possono riguardare una delle aree tematiche all’interno delle quali sono organizzati i workshop elencati. Ogni Autrice/Autore potrà presentare un solo contributo. Gli abstract – selezionati con procedura a doppio referaggio cieco (blind peer review) – saranno presentati in sessioni parallele sotto forma di relazioni orali o di poster.

Coordinato da Alessandra Decataldo (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Elisabetta Ruspini (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Nella ricerca gender-blind l’influenza dell’appartenenza di genere su scelte, comportamenti, esperienze resta invisibile e, di conseguenza, molti aspetti cruciali di un fenomeno rimangono privi di documentazione e sottovalutati, rischiando così di essere fraintesi (Leduc, 2009). La ricerca gender-sensitive, invece, mostra attenzione verso le somiglianze e le differenze fra punti di vista ed azioni di donne e uomini, riconoscendone pari valore e dignità (Decataldo e Ruspini, 2014).

Questa sessione si propone di esplorare i modi in cui la metodologia della ricerca sociale può mostrarsi sensibile alle differenze di genere, dalla fase di identificazione del problema d’indagine a quella di definizione del quadro concettuale e analitico, dalla fase di rilevazione delle informazioni a quelle di analisi, interpretazione e diffusione dei risultati.

Più in particolare, la sessione si concentrerà su uno o più dei seguenti aspetti:

quali elementi prendere in considerazione nel quadro concettuale e definitorio per evitare soluzioni male dominated e garantire un approccio gender-sensitive;

  • come garantire la formulazione di domande di ricerca gender-sensitive;

come integrare questioni e sfide di genere nella ricerca sociale, ovvero le tecniche gender-sensitive di raccolta delle informazioni e l’utilizzo di strumenti di analisi qualitativa e quantitativa;

la ricerca di genere e l’approccio quantitativo. Una predilezione per l’approccio qualitativo si è consolidata tra le studiose femministe, mentre la logica della ricerca quantitativa è stata a lungo considerata una pratica gender-blind. Tuttavia, l’approccio quantitativo può contribuire notevolmente alla ricerca di genere.

quali forme potrà assumere la ricerca di genere (in termini di quesiti di ricerca, fonti, dati, tecniche di analisi) nei prossimi decenni. Pensiamo, ad esempio, al contributo che stanno offrendo i Big Data alla ricerca gender-sensitive.

I contributi dovranno affrontare uno (o più) di questi problemi in termini di sviluppi metodologici, tecnici e sostantivi.

Parole chiave: studi di genere, ricerca gender-sensitive, metodologia quantitativa, metodologia qualitativa

Coordinato da Fabio Corbisiero (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Luca Toschi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Il concetto di genere investe la dimensione uomo-donna oltre la dicotomia maschile- femminile, estendendo il suo potenziale semantico a una pluralità di modi di vivere il corpo, l’identità, il desiderio erotico, l’orientamento sessuale, le transizioni… In questa chiave analitica il concetto di genere si dimostra tutt’altro che univoco e identifica un ambito di

studio che comprende voci diverse e stratificate che si fondano sull’autonomia delle persone di rivendicare sé stesse come categorie libere; realtà eccentriche, libere dai vincoli della riproduzione, dalla fallocrazia, dagli stereotipi e dalle dicotomie di genere che trovano il loro corollario nell’acronimo LGBT. Entro questa cornice analitica, la sessione intende mettere a fuoco le trasformazioni e le fluidità che investono il concetto di genere, facendo oggetto di specifica riflessione i contributi tematici che combinano, sintetizzano o superano il rapporto fra genere, identità e orientamento sessuale. A partire da questi elementi si invitano studiose e studiosi della tematica a proporre:

Riflessioni su genere e orientamenti sessuali non riconducibili al solo dualismo uomo- donna;

Riflessioni sulle metodologie e sulle tecniche di ricerca sociale in materia di genere e orientamento sessuale, con particolare riferimento a contributi di natura epistemologica ed empirica (issues relative al campionamento dell’universo LGBT, alla rilevazione dei dati per le “hidden populations”, etc.);

Riflessioni previsionali sul futuro della ricerca LGBT;

Riflessioni sull’impatto della dicotomia genere-orientamento sessuale sulle politiche pubbliche, dal livello locale a quello delle istituzioni europee e internazionali;

Riflessioni sulle forme della partecipazione delle persone LGBT al dibattito e al movimento per il riconoscimento dei diritti civili;

Riflessioni sulla storia e sul dibattito attuale degli Lgbt e queer studies, anche in ambito nazionale;

Riflessioni sulle nuove forme di interazione sociale e sperimentazione delle sessualità e delle identità sessuali, attraverso il supporto e la diffusione dei nuovi media.

Parole chiave: LGBT, orientamento sessuale, identità, cittadinanza, politiche, ricerca.

Coordinato da Francesco Antonelli (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Isabella Crespi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Di fronte alle profonde trasformazioni messe in moto dalla crisi economica che, a partire dal 2007, ha investito l’Italia e l’Europa, le relazioni tra mercato del lavoro, famiglie e welfare state sono entrate in una fase di cambiamento che presenta qualche luce e molte ombre, rischi e opportunità, tali da riconfigurare gli stessi rapporti di genere che, trasversalmente, attraversano queste tre sfere. Si tratta di una situazione che può essere all'origine di debolezze e nuove fragilità nella costruzione delle identità femminili e maschili adulte, sottoposte a richieste molteplici e spesso contrastanti: si pensi a questo proposito alle attività di cura, al modo in cui vengono assolte all’interno di un determinato ordine di genere producendone, a sua volta, una trasformazione, e a come vengono sostenute (o non sostenute) da un welfare state in profonda crisi.

L’interesse principale del workshop è quello di discutere da un punto di vista teorico ed empirico, la condizione e l'identità di uomini e donne in questo contesto di crescente differenziazione e/o omogeneizzazione e di innovazione e riproduzione della tradizione, in particolare quando si osservano le relazioni tra famiglia e lavoro. Tutto questo può rappresentare da una parte l'opportunità di ridefinire una soggettività attraversata da una vasta pluralità di esperienze, modi di essere, codici simbolici, e dall'altra il rischio di una difficile ricomposizione tra i diversi tempi di vita – lavorativi e familiari in primo luogo – con cui uomini e donne si confrontano quotidianamente.

Le proposte dovranno dunque tenere conto dei diversi ambiti di costruzione e trasformazione dell’identità di genere, all’interno di queste coordinate. Di altrettanta importanza la contestualizzazione all’interno delle politiche sociali esistenti, la cultura di

genere (familiare/lavorativa) dell’esperienza dei soggetti e l’analisi della realtà attraverso studi empirici e non solo teorici.

I contributi proposti dovranno affrontare uno (o più) di questi ambiti attraverso una chiave empirica/teorica di preferenza, oppure anche solo teorica.

Parole chiave: relazioni familiari, lavoro, conciliazione, politiche sociali, differenze di genere, welfare

Coordinato da Sabrina Perra (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Claudia Santoni (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Il potere costituisce il presupposto alla base delle relazioni di dominio tra i generi, tanto che in molte società persiste un sistema di genere patriarcale. Questo favorisce la riproduzione delle disuguaglianze sociali in una rete complessa che incrocia il genere e gli altri fattori, vecchi e nuovi, di stratificazione sociale tra cui l’età, l’appartenenza etnica, la classe sociale. Le asimmetrie di potere sono ravvisabili in tutti i contesti relazionali, attraversano più generazioni e modelli culturali, ma sono particolarmente evidenti nella sfera politico- istituzionale dove si producono regole che si trasformano in ostacoli alla espressione delle libertà individuali e alla mobilità sociale. Famiglia e lavoro sono gli ambiti in cui le disuguaglianze si riproducono con maggiore intensità, anche per l’inadeguatezza del sistema di welfare nello scardinare le norme sociali che esprimano ruoli di genere separati e difficilmente interscambiabili.

Di straordinaria importanza sono le limitazioni che tale assetto istituzionale e normativo produce disconoscendo le soggettività, soprattutto femminili, riducendone la loro partecipazione alla sfera pubblica e politica. A questo si accompagna, l’esercizio del potere politico sui singoli che si manifesta, da un lato, con il controllo che lo Stato esercita sulla vita delle persone, sui loro corpi, dall’altro nell’assenza di politiche contro le disuguaglianze. Infine, risultano spesso taciuti gli effetti di esclusione, marginalizzazione e discriminazione che questo sistema di genere produce su coloro che esprimono soggettività non riconducibili alle mascolinità e femminilità egemoni.

A partire da queste considerazioni, l’obiettivo del workshop è di aprire uno sguardo ampio sul potere e il suo esercizio nelle relazioni tra individui e gruppi, tra lo Stato e i cittadini.

Si accetteranno contributi che usino il genere come categoria analitica nei processi di costruzione delle disuguaglianze sociali. Saranno privilegiati studi innovativi nell’interpretazione teorica e/o che diano conto di ricerche empiriche dedicate allo studio delle decisioni politiche che, apparentemente neutre, producano effetti differenziali tra i generi e/o di quelle volte a rimuovere le discriminazioni.

Parole chiave: diritti, discriminazione di genere, pratiche di parità, partecipazione politica, lavoro, famiglia.

Coordinato da Ignazia Bartholini (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Maria Antonietta Selvaggio (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Le politiche sociali di genere, soprattutto quando si direzionano verso soggetti svantaggiati che, oltre alle necessarie tutele, necessitano di una più efficace promozione delle più ampie condizioni di inclusione nel contesto produttivo e sociale, subiscono gli effetti dell’attuale congiuntura socioeconomica. Facciamo riferimento non soltanto a soggetti – come detenute, ex-alcoliste, ex-tossicodipendenti ecc. – che necessitano di ricostituire pienamente i loro profili e le loro reti sociali, o a soggetti donne diversamente abili non in grado di esercitare un’attività lavorativa in condizioni normali, ma anche a donne espulse dal lavoro con più di cinquanta anni o sole (single o separate) con figli minori. La crisi economica incide con

maggiore pesantezza proprio su questi profili sociali più deboli, a cui l’offerta istituzionale ha garantito opportunità di integrazione relativamente insufficienti e un altrettanto scarsa attenzione all’appartenenza di genere nelle politiche attive di reinserimento.

È possibile in tal senso individuare una pista di riflessione che concerne l’evoluzione attuale dei profili di vulnerabilità, nei confronti della quale il Legislatore, malgrado i correttivi proposti dalla Legge Fornero del 2012 e dal più recente Jobs Act, non ha garantito sufficienti tutele.

Sarà interessante valutare in che modo il Welfare regionale, recependo le Direttive europee e quelle dell’Ordinamento nazionale, ha contribuito all’inclusione lavorativa di soggetti donne con percorsi svantaggiati, favorendo il contrasto alle nuove povertà di genere e, soprattutto, il passaggio dalla dipendenza da prestazioni passive di assistenza sociale a misure di incentivazione attive sotto forma di prestazioni legate al lavoro.

Questa sessione si propone di focalizzarsi su:

Esperienze in cui il rischio controintuitivo di spiazzamento o di evanescenza dei profili di disagio riguardo al genere (donne con più di cinquant’anni o con figli a carico) è stato contenuto tramite percorsi di reinserimento socio-professionale;

Esperienze di inclusione determinatesi in ambito locale anche attraverso laboratori protetti, finalizzati all’integrazione di donne diversamente abili e allo sviluppo dell’imprenditorialità sociale di genere;

Esperienze che hanno cercato di garantire adeguati processi di recupero identitario e reinserimento sociale a partire dalle attività di formazione e lavoro all’interno di Istituti a “Custodia Attenuata” (L. 62/2011) o attraverso la messa alla prova di donne detenute mediante lo svolgimento di un’attività di volontariato di rilievo sociale o in lavori di pubblica utilità, e che sono proseguite successivamente e al di fuori di queste misure.

Parole chiave: politiche sociali, profili di disagio femminile, donne diversamente abili, detenute, reinserimento, inclusione

Coordinato da Emanuela Abbatecola (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Luisa Stagi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

A cavallo tra gli anni 80 e 90, si sviluppa nel dibattito scientifico e accademico una tensione al cambiamento che si traduce, attraverso i lavori di Judith Butler (1990), Teresa De Laurentis (1991) e Michael Warner (1993), in un nuovo approccio critico di ripensamento e messa in discussione dei modi convenzionali di pensare le identità sessuali e le categorie identitarie – arbitrarie e costrittive – che conseguentemente ne discendono. Butler (1990) riprende le argomentazioni di Foucault intorno alle relazioni tra sessualità, discorso e potere per dimostrare come le identità marginali si rendano involontariamente complici di quello stesso ordine simbolico e di quegli stessi regimi identificatori che cercano di combattere. In questa prospettiva, ad esempio, il femminismo, fondandosi sulla categoria “donna”- finzione regolatrice tutt’altro che naturale - ottiene effetti perversi, riproducendo, senza volerlo quelle relazioni normative tra sesso, genere e desiderio che naturalizzano l’eterosessualità.

Tale spinta queer a modificare lo sguardo nasce, dunque, dall’insoddisfazione verso alcune concezioni monolitiche del soggetto donna e dell’identità omosessuale, percepite come inadeguate a “cogliere le intersezioni tra genere, orientamento sessuale, differenza etnica e classe sociale, in base alla quale gli attori elaborano il proprio punto di vista sul mondo” (Trappolin, 2013, p. VI).

A distanza di quasi 20 anni, la messa in discussione dei binarismi di genere (uomo e donna) e di orientamento sessuale (omosessualità ed eterosessualità) diventa terreno di scontro politico. Sulla scena francese e italiana nascono dei movimenti di protesta a difesa di un ordine simbolico di genere di tipo tradizionale (differenze che si pongono come gerarchie) percepito come minacciato da nuove istanze legate alle richieste di diritti civili da parte dei movimenti lesbici e gay. Sulla scena pubblica gli studi di genere cominciano ad essere

presentati come Ideologia del Gender (Garbagnoli, 2014), e gli studi di Judith Butler divengono simbolo di una manipolazione ideologica tesa a distruggere la “famiglia naturale” basata sull’unione tra un uomo e una donna.

Se da un lato, quindi, in questa opera di semplificazione, agita da chi vuole attaccare gli studi di genere, il pensiero di Butler viene ridotto a ideologia cui opporsi o resistere, all’interno degli studi di genere questo sguardo alle relazioni di genere diventa il territorio da cui non si può prescindere per situare e configurare molti dei dibattiti contemporanei. In primo luogo quello sui femminismi che di recente è stato rivitalizzato in Italia dalla traduzione del libro di Nancy Fraser Le fortune del femminsmo, che tra i tanti meriti ha quello di richiamare l’attenzione, come in parte hanno fatto le più recenti correnti di femminismo intersezionale, sul rapporto tra eterosessismo e capitalismo. L’altro merito di questo testo è stato quello di aver riaperto la questione del dialogo tra studi di genere e femminismi, in Italia di recente riapparso anche grazie al testo di Irene Strazzeri che tratta delle continuità e discontinuità del patriarcato. La crescita dell’attenzione al contesto sociale ed economico nel quale si situano le relazioni di genere è anche attestata dall’importante volume a cura di Giuliani, Galletto e Martucci, 2014, che problematizza il rapporto tra precarietà, modelli di genere e affettività.

In questo panel intendiamo entrare nel merito di questi recenti dibattiti che, situandosi in continuità, contrapposizione o declinazione del pensiero di Butler, animano gli studi di genere. Più nello specifico saranno particolarmente benvenute (in modo non esclusivo) proposte di paper incentrati su:

Eteronormatività ed eterosessismo;

Recenti evoluzioni dell’approccio queer;

Movimenti politici e Ideologia del gender.

Parole chiave: eteronormatività, eterosessismo, queer, ideologia del gender, post-patriarcato e nuovi femminismi.

Coordinato da Pietro Maturi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Anna Maria Zaccaria (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Il linguaggio continua a rappresentare uno degli elementi centrali dell’identità degli individui e dei gruppi; costituisce un medium espressivo e performativo della realtà capace di segnare i confini e le appartenenze individuali e collettive. Se tradizionalmente il linguaggio connotava intere comunità che in esso si riconoscevano, ora gli usi linguistici hanno mostrato che il linguaggio crea nuove appartenenze e definisci campi dell’esistenza che si costruiscono intorno ad elementi identitari prima non del tutto riconosciuti. Si pensi a quanto accade con gli orientamenti sessuali e le identità di genere. Il linguaggio ha rappresentato e continua a rappresentare un medium complesso capace di fornire ambiti della legittimazione e del riconoscimento attraverso complesse pratiche in-out group. Con il linguaggio, con la contaminazione tra linguaggi si ridefiniscono anche i rapporti di subordinazione che caratterizzano le relazioni tra gli individui e le istituzioni. In questi processi, il linguaggio si mostra in tutta la sua potenza creatrice di realtà sociale, oltre che elemento centrale della cultura.

Questa sessione si propone di raccogliere interventi di ambito linguistico, sociolinguistico e sociologico (ma anche psicologico, antropologico, filosofico, semiologico, massmediologico) sul sessismo e sull’eterosessismo linguistico e in particolare su:

la relazione che si instaura in italiano e nelle altre lingue tra genere grammaticale e genere identitario, in particolare nella denominazione delle professioni e delle funzioni svolte da donne, nella scelta del genere in riferimento a gruppi misti formati da donne e uomini, della

scelta del genere grammaticale in riferimento a persone di cui non si sia ancora conosciuto il genere;

le specificità degli usi linguistici delle donne e degli uomini (o eventualmente l’assenza di specificità), per quanto riguarda – tra l’altro – la presa del turno nella conversazione, lo stile delle domande, la protezione della faccia (regole di cortesia), il discorso cooperativo, le scelte lessicali, le dimensioni paralinguistiche, ecc.

le specificità linguistiche relative alle differenze di orientamento sessuale, gli usi linguistici all’interno delle comunità LGBT, il linguaggio omofobico, la connotazione delle denominazioni delle diverse tipologie di persone LGBT, la scelta del genere grammaticale in riferimento a persone LGBT sia all’interno delle stesse comunità omosessuali, sia da parte degli eterosessuali gay-friendly e di quelli omofobi.

Parole chiave: genere grammaticale, identità di genere, linguaggi sessisti, linguaggi eterosessisti

Gli Abstract dovranno essere inviati via e-mail entro il giorno 27 aprile 2015 alla cortese attenzione delle/dei componenti del Comitato Scientifico Sezione AIS Studi di Genere al seguente indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gli Abstract dovranno essere scritti in lingua italiana o inglese, dovranno avere una lunghezza minima di 500 parole e massima di 700 (titolo e parole-chiave comprese), e andranno inviati in duplice copia (formato .pdf e formato .docx) all’indirizzo sopraindicato. Oltre al titolo e a 3 parole- chiave, gli abstract dovranno contenere una efficace sintesi del tema che si intende presentare, con particolare enfasi su:

Quadro teorico e ipotesi tematica;

Metodologia utilizzata;

Risultati conseguiti e innovatività rispetto agli studi esistenti.

I file degli abstract inviati dovranno riportare il titolo del contributo, i nominativi delle Autrici/Autori, le strutture di afferenza, i ruoli, gli indirizzi e-mail e i contatti telefonici. Saranno privilegiati i lavori che contengono riflessioni teoriche, risultati di ricerche, spunti metodologici e contributi originali. L’accettazione dell’abstract e la conseguente possibilità di presentare il lavoro sotto forma di relazione orale o di poster verrà comunicata, via e-mail, entro l’8 giugno 2015.

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L'e-book Gates No Frontiers è uno degli output del progetto Walls and Integration: Images of Europe building Wai, presentato dal Comune di Macerata nell'ambito del  programma Europa per i cittadini, approvato dalla Commissione Europea e finanziato con un importo di 100.000 euro (cod. progetto 562858-CITIZ-1-2015-1-IT-CITIZ-REMEM - CUP I251I15000070001).

L'e-book così come tutte le altre attività di WAI sono state finanziate e rese possibili dal programma europeo Europa per i cittadini.

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Gates No Frontiers is one of the outputs of Walls and Integration: Images of Europe building (WAI), a project, presented by the Municipality of Macerata (Comune di Macerata) of within the Europe for Citizens Program and approved by the European Commission. It gained funding for one hundred thousand Euros (project code 562858-CITIZ-1-2015-1-IT-CITIZ-REMEM - CUP I251I15000070001).

The e-book collects the materials, the pictures and the results of the research for the travelling exhibit, "Gates no frontiers"!

This e-book, realized for the WAI project, are freely downloadable from the WAI website!

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