La prima ondata

Il femminismo, un movimento complesso e variegato, ha segnato profondamente la storia e la società.

Dalle prime rivendicazioni per l'uguaglianza giuridica fino alle battaglie più recenti per l'intersezionalità e i diritti riproduttivi, il femminismo ha costantemente evoluto le sue forme e i suoi obiettivi, a  tal punto che è possibile parlare di “femminismi”. In questo articolo esploreremo le principali ondate femministe, presentandone i contesti storici, le rivendicazioni e le principali figure di riferimento.

La Prima Ondata: Dalle Radici all'Uguaglianza Giuridica

La prima ondata femminista, che si sviluppa tra il XIX e l'inizio del XX secolo, pone al centro della sua lotta l'ottenimento dei diritti civili e politici. Figure come Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft gettano le basi per un dibattito che rivoluzionerà la concezione del ruolo della donna nella società. 

In particolare,  Olympe de Gouges (1748-1793) visse durante la rivoluzione francese e nel 1791 pubblicò la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina, il primo documento che invoca l’uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna. 

Mary Wollstonecraft (1759-1797) scrisse nel 1791 Rivendicazione dei diritti della donna, affermando che le donne hanno diritto a un’educazione in quanto sono essenziali per la nazione, dal momento che educano i figli; inoltre grazie all’istruzione potrebbero raggiungere grandi risultati. 

All’interno della prima ondata è possibile distinguere due movimenti, differenti per composizione e per le ragioni delle lotta: il femminismo liberale e quello socialista, ovvero due lati della stessa epoca. 

La Rivoluzione Industriale del XIX secolo cambiò profondamente la società e il ruolo che le donne rivestivano. Le donne delle famiglie meno agiate entrarono nel mercato del lavoro accanto agli uomini, mentre le donne del ceto medio e borghese custodivano la casa. Pertanto, mentre queste ultime lottavano per conquistare i diritti civili e ponevano al centro della battaglia l’istruzione, l’esercizio delle professioni, la partecipazione delle donne alla vita amministrativa e politica; le donne operaie lottavano per le rivendicazioni sindacali, per i diritti giuridici e civili, e per la provvidenza sociale (aumenti salariali, diritto al lavoro).

In questo periodo storico è possibile inoltre collocare il movimento delle suffragette, le quali, con le loro azioni spesso radicali, giocano un ruolo fondamentale nella conquista del diritto di voto, un traguardo fondamentale per l'emancipazione femminile. Tra le attiviste si sottolinea la rilevanza di Milicet Fawcett, la quale fonda la Società Nazionale per il Suffragio Femminile nel 1897, e di Emmeline Pankhurst, che nel 1903 fonda l’Unione Sociale e Politica delle Donne. Nonostante le singole realtà nazionali, il Novecento rappresenta un secolo fondamentale nel raggiungimento dell’obiettivo del diritto al voto per le donne di molti Paesi. 

La Seconda ondata: dal personale al politico

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La seconda ondata femminista, che prende avvio negli anni '60, si caratterizza per un approccio più radicale e per un'analisi più approfondita dei rapporti di potere tra i sessi. Lo slogan "Il personale è politico" sintetizza perfettamente l'idea che le esperienze personali delle donne, come la violenza domestica o la discriminazione sul lavoro, siano in realtà il prodotto di strutture sociali più ampie e oppressive. Figure come Simone de Beauvoir e Gayle S. Rubin contribuiscono a definire un nuovo femminismo, che mette in discussione non solo le disuguaglianze formali, ma anche le dinamiche profonde della società patriarcale.

In particolare, Gayle S. Rubin conia l’espressione “Sex-gender system”, ovvero il sistema che attribuisce a corpi differentemente sessuati diversi ruoli sociali. Ovvero, il fatto che la donna partorisca la rende, all’interno di tale sistema, propensa alla cura della famiglia e meno adatta alla vita pubblica. In tale sistema, tutto ciò che è femminile non può essere maschile  e viceversa. Pertanto si rende necessaria la lotta contro questo sistema, con l’obiettivo di eliminare il genere. Solo così è possibile liberare sia gli uomini che le donne dai ruoli imposti dal genere. Come scrisse Gayle S. Rubin,  il movimento femminista deve aspirare a “una società senza genere (anche se non senza sesso), nella quale l’anatomia di una persona sia irrilevante per stabilire cosa si deve fare e con chi si deve fare l’amore”.

La Terza ondata: intersezionalità e pluralità

TerzaOndata

 

La terza ondata, che inizia negli anni '90, si distingue per una maggiore attenzione alla diversità delle esperienze femminili e per l'intersezionalità, ovvero la consapevolezza che le oppressioni legate al genere si intrecciano con altre forme di discriminazione, come quelle razziali, di classe e sessuali. Il femminismo nero, il femminismo lesbico e il femminismo queer sono solo alcune delle tante correnti che caratterizzano questa fase, dimostrando la complessità e la ricchezza del movimento femminista contemporaneo.

Il termine “terza ondata” è stato coniato da Rebecca Walker, che nel 1992 pubblicò un articolo nella rivista MS., intitolato “Becoming the third wave”. In questo articolo, Walker critica la decisione del senato degli USA di confermare il giudice della corte suprema Clarence Thomas, il quale era stato accusato di molestie sessuali dall’avvocata Anita Hill. Walker scrisse dunque che la lotta delle femministe non era finita finché non avevano il potere di controllare i propri corpi e le proprie vite. Più precisamente scrisse “Non fate sesso con loro, non dividete il pane con loro, non nutriteli se non danno priorità alla nostra libertà di controllare i nostri corpi e le nostre vite. Non sono una femminista post-femminista. Io sono la terza ondata”. 

Tra i temi di lotta della terza ondata troviamo la violenza contro le donne, i diritti sulla riproduzione, l’importanza del linguaggio e la sensibilizzazione contro l’uso di termini dispregiativi, l’emancipazione sessuale, i diritti transgender, le politiche familiari.

La Quarta ondata: social media e nuove battaglie

QuartaOndata

 

La quarta onda, che si sviluppa a partire dagli anni 2010, è profondamente influenzata dall'uso dei social media, che consentono una mobilitazione più rapida e diffusa. Tra i principali movimenti ricordiamo Non Una di Meno e #MeToo. Si tratta di movimenti femministi che si battono contro ogni forma di violenza di genere, in particolare il secondo si è diffuso in modo virale dall’ottobre 2017 come hashtag sui social per dimostrare la diffusione della violenza sulle donne, in particolare sul posto di lavoro.

Temi come la violenza di genere, il consenso sessuale e i diritti riproduttivi sono al centro dell'attenzione delle attiviste e degli attivisti di questa generazione. Inoltre, si assiste a un dibattito sempre più acceso sulla questione dell'inclusione degli uomini nel movimento femminista: se da una parte si vede il femminismo come luogo di inclusione che supera e capovolge la norma patriarcale di divisione e rivalità tra i sessi e quindi solo con la partecipazione degli uomini è possibile avere successo; dall’altra si vede il femminismo come uno spazio delle donne  e per le donne, in quanto gli uomini possono reiterare dinamiche sessiste e patriarcali

Conclusioni

Il femminismo è un movimento in continua evoluzione, che si adatta e riflette i cambiamenti sociali e culturali. Le diverse ondate femministe hanno affrontato questioni cruciali, come l'uguaglianza giuridica, la violenza di genere, la rappresentazione dei corpi femminili e l'intersezionalità. Nonostante i progressi compiuti, la lotta per l'uguaglianza di genere è ancora oggi una sfida urgente. 

 

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