Il 3 e il 4 dicembre l'Osservatorio di Genere ha partecipato al meeting conclusivo di “Seconde Generazioni On Board”, insieme a CONNGI (Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane), ICSE (International Centre For Southern Europe) e Ubuntu - Nuove Generazioni Italiane.
Il gruppo OdG era composto tra gli altri da Martina Gagliardi e Maddalena Bosciano. Ecco il loro racconto della due giorni romana.
Cosa abbiamo fatto?
L’intero percorso ha avuto come punti cardine i temi della cooperazione, l’identità, il genere e la cittadinanza attiva, trattati attraverso lavori di gruppo volti a creare una maggiore consapevolezza e conoscenza dei temi.
Le attività si sono articolate in modo da sottolineare l’inevitabile legame tra i vari temi, così quando ad ognuno dei gruppi è stato richiesto di riflettere sulla natura profonda del significato della parola assegnatagli, è risultato per tutti inevitabile collegarle tra loro. La cittadinanza attiva non può prescindere dalla cooperazione tra cittadini e tra attivisti. L’identità intesa come rivendicazione e ricerca delle proprie radici, ma anche come riconoscimento delle discriminazioni, ha tirato in causa il genere aprendo spazi per riflettere sul Paese di provenienza, sulla religione e sul patriarcato.
Come è stato organizzato il lavoro?
Il primo giorno era previsto che i gruppi di lavoro si esprimessero liberamente, con i facilitatori che avevano come obiettivo quello di far sentire sufficientemente a proprio agio le ragazze e i ragazzi provenienti da diverse città italiane, in modo da poter costruire un discorso di crescita, ben articolato e guidato senza che nessuno dei presenti si sentisse inibito.
Il secondo giorno ogni gruppo ha potuto mettere a tema le riflessioni emerse grazie al brain storming precedente e approfondirle.
Come OdG, abbiamo potuto porre l’attenzione sul discorso dell’identità di genere e delle discriminazioni che ne conseguono.
È stato importante ribadire come il discorso non possa perdersi dietro dialettiche generaliste, che parlano semplicemente e superficialmente di “evoluzione del sistema educativo”, evitando di utilizzare termini cruciali come “patriarcato-femminismo-capitalismo”. Molto spesso c’è ancora la percezione che discutere di femminismo sia niente più che una disquisizione ideologica, fondata sul timore del patriarcato capitalista, evocato quasi come se fosse un fantasma. Determinante invece far capire i confini ampi e malleabili del femminismo intersezionale, capace di combattere razzismi e fascismi, muovendosi con la cura, il rispetto e la valorizzazione delle sfaccettature culturali dei vari Paesi in cui opera: non è una cultura specifica ad essere portatrice del patriarcato, ma è il patriarcato ad attarversare le culture.
In conclusione
Ogni associazione ha esposto i risultati di un questionario strutturato somministrato a dicembre 2020 che voleva rilevare il ruolo delle seconde generazioni in diversi ambiti tematici. Come OdG avevamo lavorato sul ruolo delle seconde generazioni rispetto alle politiche di genere.
Cosa è emerso dall'analisi del questionario?
Gran parte del campione preso in considerazione dichiara di avere contatti con il proprio paese d’origine, soprattutto di tipo familiare, mentre si spacca a metà rispetto al ruolo della famiglia d’origine nel condizionamento di genere come modello educativo: le risposte si sono distribuite dividendo il campione esattamente a metà, 50% per il sì e 50% per il no. Rispetto agli stereotipi di genere è emerso che sia nel paese d’origine che in quello di arrivo lo stereotipo prevalente è “Le donne devono occuparsi dei figli e della casa” con una percentuale di risposta leggermente più alta nel paese di provenienza (75% contro 69,2%).
La questione degli stereotipi di genere risulta essere fondamentale per quanto riguarda le seconde generazioni, proprio perché si tratta di persone giovani generalmente integrate nella cultura del Paese in cui sono cresciute, ma conscie del bagaglio culturale dovuto al paese di origine e quindi capaci di evidenziare le contraddizioni, le similitudini e le differenze, nella necessità continua e costante di trovare un equilibrio multiculturale, anche a costo di passare attraverso conflitti generazionali, interiori e sociali.









