istruzione femminile e femminismi

L’istruzione nelle lotte femministe

L’istruzione femminile è stata, fin dall’inizio, una richiesta centrale dei movimenti femministi e continua a esserlo perché senza il diritto all’istruzione ogni altra conquista è irraggiungibile.  Ogni volta che le donne hanno aumentato il proprio accesso al sapere, hanno accresciuto anche la propria libertà.​

Quando studiare diventa una rivolta

Fin dalle origini, i femminismi hanno considerato l’istruzione come canale per intervenire sulle fondamenta stesse dell’ordine patriarcale: se alle donne veniva richiesta l’ignoranza per mantenerle subordinate, la cultura è diventata uno dei primi terreni di conflitto.​

Nell’Ottocento, in Europa e Nord America, chiedere di entrare nei licei e nelle università significava scardinare un ordine che voleva le donne relegate in casa. Attiviste come Emily Davies e Barbara Bodichon in Gran Bretagna si batterono per fondare college femminili come il Girton e il Newnham College a Cambridge, aprendo per la prima volta alle donne l’istruzione superiore.​

Anche in Italia, tra Otto e Novecento, scrittrici e pedagogiste come Cristina di Belgiojoso, Ida Baccini e altre intellettuali misero a tema la necessità di un’educazione diversa per le ragazze, capace di superare la mera preparazione al ruolo domestico. L’obbligo scolastico portò le bambine in aula, ma furono queste donne istruite a trasformare la scuola in un vero spazio di emancipazione, e non solo di alfabetizzazione.

Dalle piazze delle suffragette alle aule universitarie

Le suffragette non chiedevano solo il voto: sapevano che senza istruzione le donne non avrebbero avuto gli strumenti per esercitare pienamente la cittadinanza. Molte leader del movimento, come Millicent Fawcett nel Regno Unito, investirono energie nella creazione di istituti di istruzione superiore per donne, convinte che il diritto di studiare fosse la base per rivendicare tutti gli altri diritti civili e politici.​

Nel Novecento, la presenza femminile crescente nei licei e nelle università ha permesso alle donne di entrare nelle professioni intellettuali, nella ricerca e nella politica, producendo saperi e teorie femministe che hanno dato voce all’esperienza delle donne e ridefinito il modo stesso di fare conoscenza. La scuola e l’università sono diventate luoghi in cui le giovani donne si riconoscevano, costruivano linguaggi comuni e organizzavano le proprie rivendicazioni, dalle assemblee degli anni Settanta fino ai collettivi studenteschi contemporanei. 

Per i femminismi l’istruzione non è solo un servizio da ottenere, ma un processo di emancipazione che permette di nominare le forme di oppressione e di immaginare alternative. Imparare a leggere il mondo con categorie critiche significa smettere di prendere per naturali le disuguaglianze di genere. 

Perché oggi l’educazione è ancora un campo femminista

Nonostante il riconoscimento mondiale del diritto all’istruzione per le donne, sono ancora  oltre cento milioni le ragazze che non possono frequentare la scuola, soprattutto in contesti segnati da povertà, guerre e regimi autoritari, dove lo studio per le ragazze è ancora proibito, punito o ostacolato, proprio perché chi controlla il sapere controlla la libertà. 

Tra i volti della lotta per l’istruzione femminile attuale vogliamo ricordare quello di Malala Yousafzai, attivista pakistana sopravvissuta a un attentato dei talebani per aver difeso il diritto delle bambine ad andare a scuola.

Oggi parlare di istruzione nelle lotte femministe significa non solo parlare di “quante” ragazze studiano, ma  anche di che tipo di sapere si legittima, quali esperienze vengono riconosciute e valorizzate, quali modelli vengono proposti a ragazze e ragazzi. 

Portare nelle aule prospettive femministe e intersezionali significa usare l’istruzione per smontare sessismo, razzismo e omolesbobitransfobia, collegando le lotte delle suffragette alle campagne digitali di oggi.​

L’istruzione femminile è stata, è e resterà un tema strutturale dei femminismi perché da lì passano tutti gli altri diritti: senza sapere non c’è possibilità di scegliere, di contestare, di cambiare le regole del gioco. Difendere il diritto allo studio per tutte permane un’azione femminista nel senso più radicale del termine.

Ogni volta che una ragazza entra in classe, non sta solo imparando una lezione: sta continuando una storia lunga secoli in cui il sapere è, per le donne, la prima forma di libertà.

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