Lo sapevi che?

Le donne sono state grandi inventrici ma il merito è stato spesso attribuito agli uomini?

Donne al lavoro

Dai sacchetti di carta al Monopoly: perché molte invenzioni portano (o portavano) il nome di un uomo

Troppo spesso, quando si parla di invenzioni più o meno significative o rilevanti, ci si imbatte quasi solo in nomi maschili. Solitamente non ci poniamo alcuna domanda, ma proviamo a pensarci: è possibile che le donne non abbiano mai inventato nulla? A cosa dobbiamo questo genio tutto al maschile nella storia dell’umanità?

Purtroppo non è un caso, anzi, l’assenza di donne è dovuta a una questione meramente pratica, che riflette la condizione di discriminazione in cui queste hanno vissuto a lungo: per secoli le donne non hanno potuto detenere un brevetto a proprio nome. Proprio per questo, hanno visto le proprie idee firmate da mariti, colleghi o semplici conoscenti, e in alcuni casi se le sono viste sottrarre con l'inganno.

In questo articolo vogliamo raccontarvi quattro storie che raccontano bene questo meccanismo.

Margaret Knight e il sacchetto di carta rubato

Nel 1868 Margaret Knight lavorava in una fabbrica di sacchetti di carta nel Massachusetts e si accorse di un problema pratico: i sacchetti dell'epoca erano semplici buste piegate, senza fondo piatto, quindi non stavano in piedi da sole e si rovesciavano continuamente. Progettò allora una macchina capace di tagliare, piegare e incollare automaticamente sacchetti con il fondo piatto (quelli che usiamo ancora oggi).

Per depositare il brevetto le serviva un modello in ferro funzionante, perciò chiese ad un’officina di Boston di farlo costruire. Proprio mentre il modello veniva costruito, il meccanico Charles Annan osservò il suo progetto.  Qualche mese dopo, quando Knight si presentò per registrare il brevetto, scoprì che Annan l'aveva già depositato a proprio nome, copiando il suo disegno.

Knight non si arrese e portò il caso in tribunale. La parte più assurda della storia sta proprio nella difesa di Annan, che si basò su un argomento: una donna non può avere le competenze tecniche necessarie per ideare un macchinario così complesso.

Knight ribaltò l'accusa presentando anni di disegni, quaderni e modelli originali, oltre alle testimonianze dei meccanici che avevano lavorato con lei. Vinse la causa e nel 1871 ottenne finalmente il brevetto a proprio nome, diventando la prima donna a vincere una causa di interferenza brevettuale negli Stati Uniti. 

Sybilla Masters: quando l’invenzione è di tuo marito perché la legge non ti lascia scelta 

Il caso di Sybilla Masters racconta un sistema legale che rendeva impossibile per una donna essere riconosciuta come inventrice, anche quando nessuno le contestava la paternità dell'idea. Masters viveva nella Filadelfia coloniale di inizio Settecento e, osservando il modo in cui le comunità indigene pestavano il mais, ideò un mulino capace di lavorare il grano in un modo nuovo, più adatto ai cereali americani rispetto ai mulini di tradizione europea. Poiché le colonie non rilasciavano ancora brevetti, nel 1712 salpò per Londra insieme al marito Thomas per registrarlo lì.

Nel 1715 il brevetto le fu effettivamente riconosciuto, ma non poteva essere intestato a lei: secondo la legge inglese, una donna sposata non aveva personalità giuridica autonoma e non poteva possedere proprietà a proprio nome, nemmeno quella intellettuale. Il documento fu quindi rilasciato a nome del marito Thomas, con una formula che provava a rendere giustizia alla vera inventrice: specificava infatti che l'invenzione era stata "concepita da Sybilla, sua moglie". Se Thomas non avesse insistito per far mettere a verbale il suo nome, la storia di Sybilla Masters sarebbe andata probabilmente perduta (chissà quanti lavori di donne sono scomparsi sotto la firma di un padre, un fratello o un marito).

 

Immagine 2

 

Elizabeth Magie e quel gioco che non doveva essere capitalista

Il caso di Elizabeth Magie è una vera e propria riscrittura della storia che per decenni ha cancellato la vera autrice. Nel 1903 Elizabeth "Lizzie" Magie depositò il brevetto per "The Landlord's Game", un gioco da tavolo che aveva ideato per criticare la concentrazione della ricchezza fondiaria e i grandi monopolisti del suo tempo, personaggi come Rockefeller o Carnegie. Il gioco prevedeva due set di regole alternativi: uno cooperativo, in cui tutti i giocatori guadagnavano quando si creava ricchezza condivisa, e uno competitivo, in cui l'obiettivo era schiacciare gli avversari accumulando proprietà. Lo scopo didattico era mostrare quanto il secondo sistema fosse più ingiusto del primo.

Il gioco circolò per decenni negli ambienti universitari e nelle comunità, finché negli anni Trenta arrivò nelle mani di Charles Darrow, che ne realizzò una propria versione ambientata ad Atlantic City e la vendette alla Parker Brothers. Nel 1935 Darrow ottenne il brevetto per quello che ormai si chiamava Monopoly e fu presentato al pubblico come l'unico inventore del gioco. Magie tentò più volte di far emergere la verità, arrivando persino a contattare i giornali per raccontare la propria storia. La casa produttrice acquistò in seguito anche i suoi brevetti originali, ma il nome che è rimasto associato al gioco più venduto della storia dei board game è quello di Darrow, non il suo. In questo caso, nessun lieto fine.

Hedy Lamarr, l'invenzione scartata dalla Marina e riscoperta decenni dopo

L'ultimo caso riguarda un'invenzione ignorata per pregiudizio: durante la Seconda guerra mondiale l'attrice Hedy Lamarr, insieme al compositore George Antheil, sviluppò un sistema di comunicazione a spettro diffuso pensato per rendere i siluri radiocomandati impossibili da intercettare o disturbare, il segnale saltava infatti rapidamente tra frequenze diverse, in modo sincronizzato tra trasmettitore e ricevitore. Nel 1942 i due ottennero il brevetto per quello che chiamarono "Secret Communication System", ma la Marina statunitense giudicò la tecnologia troppo complessa da integrare nei propri sistemi e la accantonò.

Il brevetto rimase chiuso in un cassetto per anni, e né Lamarr né Antheil videro mai un centesimo di royalty. Fu solo tra gli anni Sessanta e Ottanta che i princìpi dello spettro diffuso tornarono utili per le comunicazioni militari sicure, fino a diventare la base tecnica di tecnologie oggi comunissime come Wi-Fi, Bluetooth e GPS. Il riconoscimento pubblico per Lamarr arrivò solo negli ultimi anni della sua vita, con un premio dell'Electronic Frontier Foundation nel 1997, e la sua ammissione alla National Inventors Hall of Fame avvenne addirittura nel 2014, quattordici anni dopo la sua morte.

Il punto più importante della vicenda di Lamarr non è che abbia inventato la tecnologia wireless moderna, ma che la sua idea, seria e brevettata, sia stata liquidata perché arrivava da un'attrice.

Il filo comune

Le quattro storie raccontano meccanismi diversi (il furto vero e proprio, l'impossibilità legale di essere riconosciute come autrici, la riscrittura pubblica della paternità di un'idea, il pregiudizio che liquida un'invenzione perché arriva dalla persona "sbagliata") ma condividono la stessa causa, ovvero la discriminazione in quanto donne, e lo stesso esito: senza una causa vinta, un marito disposto a mettere a verbale la verità, un archivio ritrovato per caso o un decennio di attesa, oggi non ne sapremmo nulla.

 

Ti potrebbe interessare anche 80 anni fa le donne italiane votavano per la prima volta?

 

80 anni fa le donne italiane votavano per la prima volta?

il cammino delle donne

Dal diritto di voto al gender pay gap: 80 anni di lotte, conquiste e passi verso la parità di genere

Ogni anno, le ricorrenze dedicate ai diritti delle donne, alla parità di genere e alla lotta contro la violenza sono principalmente due: l'8 marzo, Festa Internazionale della Donna, e il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. 

Leggi tutto...

Le donne ci sono sempre state: l’importanza del Concorso Didattico “Le Marche sulle vie della parità”

Donne STEM

Le donne nei libri di scuola: le grandi assenti che ci raccontano un mondo a metà

Quante scienziate, filosofe, artiste riesci a ricordare dai tuoi libri di scuola? Se la risposta è “poche” o “quasi nessuna”, non è una semplice dimenticanza: è la conseguenza di un racconto della storia e del sapere che per tempo ha messo al centro soprattutto gli uomini occidentali. Purtroppo, non si tratta di un semplice dettaglio, ma di un vero e proprio problema di sottorappresentanza di donne e minoranze. 

Leggi tutto...

Il sapere che libera

istruzione femminile e femminismi

L’istruzione nelle lotte femministe

L’istruzione femminile è stata, fin dall’inizio, una richiesta centrale dei movimenti femministi e continua a esserlo perché senza il diritto all’istruzione ogni altra conquista è irraggiungibile.  Ogni volta che le donne hanno aumentato il proprio accesso al sapere, hanno accresciuto anche la propria libertà.​

Quando studiare diventa una rivolta

Fin dalle origini, i femminismi hanno considerato l’istruzione come canale per intervenire sulle fondamenta stesse dell’ordine patriarcale: se alle donne veniva richiesta l’ignoranza per mantenerle subordinate, la cultura è diventata uno dei primi terreni di conflitto.​

Nell’Ottocento, in Europa e Nord America, chiedere di entrare nei licei e nelle università significava scardinare un ordine che voleva le donne relegate in casa. Attiviste come Emily Davies e Barbara Bodichon in Gran Bretagna si batterono per fondare college femminili come il Girton e il Newnham College a Cambridge, aprendo per la prima volta alle donne l’istruzione superiore.​

Anche in Italia, tra Otto e Novecento, scrittrici e pedagogiste come Cristina di Belgiojoso, Ida Baccini e altre intellettuali misero a tema la necessità di un’educazione diversa per le ragazze, capace di superare la mera preparazione al ruolo domestico. L’obbligo scolastico portò le bambine in aula, ma furono queste donne istruite a trasformare la scuola in un vero spazio di emancipazione, e non solo di alfabetizzazione.

Dalle piazze delle suffragette alle aule universitarie

Le suffragette non chiedevano solo il voto: sapevano che senza istruzione le donne non avrebbero avuto gli strumenti per esercitare pienamente la cittadinanza. Molte leader del movimento, come Millicent Fawcett nel Regno Unito, investirono energie nella creazione di istituti di istruzione superiore per donne, convinte che il diritto di studiare fosse la base per rivendicare tutti gli altri diritti civili e politici.​

Nel Novecento, la presenza femminile crescente nei licei e nelle università ha permesso alle donne di entrare nelle professioni intellettuali, nella ricerca e nella politica, producendo saperi e teorie femministe che hanno dato voce all’esperienza delle donne e ridefinito il modo stesso di fare conoscenza. La scuola e l’università sono diventate luoghi in cui le giovani donne si riconoscevano, costruivano linguaggi comuni e organizzavano le proprie rivendicazioni, dalle assemblee degli anni Settanta fino ai collettivi studenteschi contemporanei. 

Per i femminismi l’istruzione non è solo un servizio da ottenere, ma un processo di emancipazione che permette di nominare le forme di oppressione e di immaginare alternative. Imparare a leggere il mondo con categorie critiche significa smettere di prendere per naturali le disuguaglianze di genere. 

Perché oggi l’educazione è ancora un campo femminista

Nonostante il riconoscimento mondiale del diritto all’istruzione per le donne, sono ancora  oltre cento milioni le ragazze che non possono frequentare la scuola, soprattutto in contesti segnati da povertà, guerre e regimi autoritari, dove lo studio per le ragazze è ancora proibito, punito o ostacolato, proprio perché chi controlla il sapere controlla la libertà. 

Tra i volti della lotta per l’istruzione femminile attuale vogliamo ricordare quello di Malala Yousafzai, attivista pakistana sopravvissuta a un attentato dei talebani per aver difeso il diritto delle bambine ad andare a scuola.

Oggi parlare di istruzione nelle lotte femministe significa non solo parlare di “quante” ragazze studiano, ma  anche di che tipo di sapere si legittima, quali esperienze vengono riconosciute e valorizzate, quali modelli vengono proposti a ragazze e ragazzi. 

Portare nelle aule prospettive femministe e intersezionali significa usare l’istruzione per smontare sessismo, razzismo e omolesbobitransfobia, collegando le lotte delle suffragette alle campagne digitali di oggi.​

L’istruzione femminile è stata, è e resterà un tema strutturale dei femminismi perché da lì passano tutti gli altri diritti: senza sapere non c’è possibilità di scegliere, di contestare, di cambiare le regole del gioco. Difendere il diritto allo studio per tutte permane un’azione femminista nel senso più radicale del termine.

Ogni volta che una ragazza entra in classe, non sta solo imparando una lezione: sta continuando una storia lunga secoli in cui il sapere è, per le donne, la prima forma di libertà.

Vuoi saperne di più?

Lo sapevi che...

 

Oltre i lividi

Oltre i lividi: le altre facce della violenza di genere

Le altre facce della violenza di genere

Quando si pensa alla violenza, la prima immagine che spesso affiora è quella di un'aggressione fisica: lividi, ferite visibili. La realtà, però, è molto più complessa e insidiosa, soprattutto quando parliamo di violenza di genere.

Si tratta di un fenomeno purtroppo diffuso a livello globale, radicato nelle disuguaglianze tra uomini e donne, nel patriarcato e nel maschilismo, che colpisce in modo sproporzionato queste ultime. Con il termine violenza di genere si intende infatti qualsiasi forma di violenza diretta contro una persona a causa del suo genere.

Non si tratta solo di un pugno o di uno schiaffo: la violenza si nasconde anche nelle parole velenose, nei silenzi assordanti, nel controllo del denaro, nella privazione della libertà. Comprendere le sue diverse manifestazioni è il primo passo per riconoscerla, denunciarla e costruire una via d'uscita per chi ne è vittima.

Esistono quattro principali forme di violenza, diverse nelle modalità ma ugualmente distruttive per l’integrità e la dignità di una persona. Ognuna può manifestarsi da sola o insieme alle altre: nessun campanello d’allarme deve essere sottovalutato.

La violenza fisica: quando il corpo subisce

È la forma più evidente, quella che lascia segni visibili. Comprende qualsiasi atto intimidatorio o aggressivo che mette a rischio l’integrità del corpo: spintoni, morsi, botte, uso di armi, tentativi di omicidio, fino all’essere rinchiusi in casa.
L’obiettivo è infliggere dolore, spaventare e controllare la vittima attraverso la paura fisica.

La violenza sessuale: la violazione del corpo e della dignità

Colpisce l’intimità della persona imponendo atti o pratiche sessuali non desiderate, ottenute con la forza o con minacce. Non riguarda solo lo stupro: rientrano anche le molestie (anche telefoniche), la richiesta di atti umilianti o rapporti dolorosi.
Forme meno evidenti ma altrettanto gravi includono matrimoni forzati, impedimento all’uso di contraccettivi, aborto forzato, mutilazioni genitali.
La violenza sessuale genera ferite fisiche e psicologiche profonde, minando la fiducia e riducendo la persona a un oggetto.

La violenza psicologica: una ferita invisibile

È tra le forme più subdole. Non lascia lividi, ma distrugge autostima ed equilibrio emotivo.
Rientrano tradimenti continui, menzogne, controllo ossessivo, limitazioni alla libertà personale, aggressioni verbali, denigrazioni, umiliazioni pubbliche e private, ricatti emotivi, minacce di violenza verso la vittima o i suoi cari, minacce di autolesionismo o suicidio da parte dell’aggressore.
È una tortura invisibile che erode l’identità della vittima, rendendola fragile e dipendente.

La violenza economica: la dipendenza che imprigiona

Anche questa è difficile da riconoscere. Mira a creare una dipendenza finanziaria, privando la vittima della propria autonomia.
Si manifesta con il controllo dello stipendio, l’impedimento a lavorare, l’imposizione di debiti, il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, la negazione dell’accesso alle finanze familiari o la manipolazione della situazione patrimoniale.
In questo modo l'aggressore toglie possibilità di indipendenza, rendendo la vittima prigioniera della relazione.

Come rompere il silenzio: strumenti e contatti utili

Immagine 2

 

Riconoscere le forme di violenza è il primo passo. Il secondo è sapere che esiste aiuto e che nessuno deve affrontare questo percorso da solo. Ecco gli strumenti fondamentali:

1522 – Numero antiviolenza e stalking
Attivo 24 ore su 24, tutti i giorni. Offre ascolto, informazioni, indirizzamento ai servizi territoriali.

Centri Antiviolenza (CAV)
Luoghi sicuri con personale specializzato che fornisce accoglienza, supporto psicologico, legale e percorsi di uscita dalla violenza. È possibile cercare i CAV presenti sul territorio nazionale.

Il gesto universale di richiesta d’aiuto
Un segnale silenzioso da usare quando non si può parlare: mostrare il palmo, piegare il pollice e chiudere le altre dita a pugno sul pollice. Conoscerlo può salvare vite.

Immagine 3

 

La violenza di genere, in qualunque forma, non è mai accettabile. Riconoscerne le sfumature – fisiche, psicologiche, economiche, sessuali – permette di individuarla in tempo e di intervenire.
La consapevolezza è un potente strumento: aiuta a leggere i segnali, a non minimizzare e a trovare il coraggio di agire.

 

Leggi anche:

Oltre la bandiera: i simboli della comunità LGBTQIA+

Giovani NEET: un'emergenza sociale in cerca di soluzioni

LGBTQ...ueer! Alla scoperta della teoria che scardina le certezze

Un arcobaleno di identità

Dai moti di Stonewall al futuro: l'evoluzione dell'acronimo e del movimento LGBTQIA+

Dalle suffragette al #MeToo: Un viaggio nel cuore dei femminismi

 

 

Oltre la bandiera: i simboli della comunità LGBTQIA+

Immagine di copertina dell'articolo

Quando pensiamo ai simboli della comunità LGBTQIA+, la prima immagine che ci viene in mente è spesso la vivace bandiera arcobaleno (ve ne abbiamo parlato qui).

Ma la storia della rappresentazione della comunità LGBTQIA+ è molto più ricca e complessa, intessuta di dolore, resistenza e orgoglio. Esistono molti altri simboli che hanno avuto e continuano ad avere un profondo significato: in questo articolo abbiamo deciso di approfondirli.

Leggi tutto...

Giovani NEET: un'emergenza sociale in cerca di soluzioni

Chi sono i NEET

L'impegno concreto dell'Osservatorio di Genere

Il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment, or Training) rappresenta una sfida cruciale per il futuro del nostro Paese. Si tratta di giovani tra i 15 e i 29 anni che, per diverse ragioni, si trovano al di fuori dei percorsi di istruzione, formazione e lavoro. Una condizione che può generare frustrazione, isolamento e un senso di smarrimento, con gravi ripercussioni sul piano individuale e sociale.

Leggi tutto...

LGBTQ...ueer! Alla scoperta della teoria che scardina le certezze

la teoria queer

Avete sentito parlare di LGBTQ+ e magari vi siete imbattuti nella parola "queer".

Ma cosa significa esattamente? E soprattutto, cosa sostiene la teoria queer? Prepariamoci a un viaggio intellettuale che mette in discussione le fondamenta stesse di come pensiamo al genere e alla sessualità.

Leggi tutto...

Dona il tuo 5x1000 all'OdG

5x1000_OdG.jpg

Tesseramento OdG 2026

Tesseramento2026

Le Marche sulle vie della parità: online il bando della X edizione

202526

Lo sapevi che?

DiSeraTraguarditesseramento 1

L'OdG sostiene Global Sumud Flottilla

WhatsApp Image 2025 09 01 at 14.54.14

Cyberincluding Goes Europe: Instructions for Use to Contrast Bullying and Cyberbullying

ClikHereLaw

Cyberincluding Goes Europe: we drafted a law to contrast cyberviolence

ClikHereLaw

Disponibile il ToolBox e "Embody the role" per prevenire e contrastare bullismo e cyberbullismo

Gioco Empowerbox 2

EmpowerBox - Collabora Partecipa Ispira

WhatsApp Image 2021-03-17 at 20.00.50 (1).jpeg

Di sera | La rubrica letteraria dell'OdG

Copia di Traguardi.png

Traguardi | Approfondimenti e reportage

Traguardi

Novità ODG Edizioni

Categoria: Monografie
Produttore: ODG Edizioni

Il volume raccoglie le biografie delle donne votate nel contesto del progetto social #leviedelledonnemarchigiane promosso dall’Osservatorio di Genere e accolto dal Consiglio delle donne del Comune di Macerata al fine di recuperare la memoria di donne del passato protagoniste della società marchigiana e ad oggi proposte come meritevoli di intitolazioni di vie e spazi pubblici delle città delle Marche.   

Di piu'...

Categoria: Monografie
Produttore: ODG Edizioni

Il volume restituisce i risultati delle attività realizzate nell’ambito del progetto FAMI-450 La lingua per l’inclusione sociale e la cittadinanza. Percorsi di insegnamento e apprendimento dell’Italiano L2 per soggetti vulnerabili nelle province di Fermo e Ascoli Piceno. 

Di piu'...

Categoria: Monografie
Produttore: ODG Edizioni

Il volume raccoglie i contributi di 12 donne che hanno partecipato all'iniziativa social Donne di Testa lanciata dall'Osservatorio di Genere e accolta da CGIL, CISL e UIL, dalla Commissione per le Pari opportunità tra uomo e donna della Regione Marche e dal Consiglio delle donne di Macerata al fine di rimettere in circolo il sapere femminile in diversi ambiti con uno sguardo alle tematiche di genere.

 

Di piu'...

Categoria: Monografie
Produttore: ODG Edizioni

Il volume di Chiara Donati e Marco Biancucci nasce dall’incontro della ricerca storiografica con la fotografia, della prospettiva nazionale con quella regionale, delle storie di vita di partigiani e partigiane più o meno note.

Di piu'...

Categoria: Monografie
Produttore: ODG Edizioni

Il volume, curato da Luisa Gianfelici, raccoglie le opere d'arte realizzate da Aurora Carassai, Elena Borioni, Daniela Scriboni, Stefania Ciucani e la stessa Luisa Gianfelici nell'ambito del concorso didattico Sulle vie della parità nelle Marche dal 2018 ad oggi.

Di piu'...

Categoria: E-book
Produttore: ODG Edizioni

L'e-book Gates No Frontiers è uno degli output del progetto Walls and Integration: Images of Europe building Wai, presentato dal Comune di Macerata nell'ambito del  programma Europa per i cittadini, approvato dalla Commissione Europea e finanziato con un importo di 100.000 euro (cod. progetto 562858-CITIZ-1-2015-1-IT-CITIZ-REMEM - CUP I251I15000070001).

L'e-book così come tutte le altre attività di WAI sono state finanziate e rese possibili dal programma europeo Europa per i cittadini.

Di piu'...

Categoria: E-book
Produttore: ODG Edizioni

Gates No Frontiers is one of the outputs of Walls and Integration: Images of Europe building (WAI), a project, presented by the Municipality of Macerata (Comune di Macerata) of within the Europe for Citizens Program and approved by the European Commission. It gained funding for one hundred thousand Euros (project code 562858-CITIZ-1-2015-1-IT-CITIZ-REMEM - CUP I251I15000070001).

The e-book collects the materials, the pictures and the results of the research for the travelling exhibit, "Gates no frontiers"!

This e-book, realized for the WAI project, are freely downloadable from the WAI website!

Di piu'...

Categoria: E-book
Produttore: ODG Edizioni

Manuale per insegnanti ed educatori che raccoglie strategie e azioni per prevenire, mitigare e contrastare il bullismo e il cyberbullismo

 

Di piu'...

Categoria: E-book
Produttore: ODG Edizioni

Teorie e pratiche didattiche in contesto migratorio

Di piu'...

Categoria: E-book
Produttore: ODG Edizioni
Prezzo: 5,00 €

Riflessioni e buone pratiche

Di piu'...

Come avere i volumi delle ODG Edizioni?

Per contatti e informazioni: 

educazione@osservatoriodigenere.com

Per concordare un appuntamento Tel. +39 351 893 0932

 

Diventa socio dell'Osservatorio di Genere e tesserandoti potrai sostenere l'associazione con un contributo che potrai versare con

- Bonifico intestato a:

Osservatorio di Genere 

IBAN: IT11 C030 6909 6061 0000 0017 941 

 

- Paypal: odg@osservatoriodigenere.com o attraverso il modulo presente nel riquadro qui in basso, se ci si connette da pc o notebook, o in fondo alla pagina, se ci si connette con smartphone o altro dispositivo mobile, cliccando sul pulsante giallo "donazione"

 

- Direttamente nella sede dell'Osservatorio di Genere

via Marche, 84 - Macerata

Tel. +39 351 893 0932

 

- Durante gli eventi pubblici dell'OdG 

Sostieni l'Osservatorio

Sostieni le attività dell'Osservatorio di Genere. In pochi passaggi sarà possibile effettuare la tua donazione, il tuo contributo al crowfunding o il versamento della quota associativa in modo del tutto sicuro. Per tesserarsi, compilare il modulo presente nella sezione aposita del sito.

Newsletter

Notizie dalla rete