Tra parole e silenzi: quando raccontarsi diventa un atto di cura e comunità
Due eventi locali per il progetto europeo “Our Story – Storytelling for LGBTQIA+ Community Wellbeing” promuovono narrazione, connessione e benessere
Tra maggio e giugno 2025, Osservatorio di Genere ha promosso due eventi in Italia nell’ambito del progetto europeo Our Story – Storytelling for LGBTQIA+ Community Wellbeing, co-finanziato dal programma Erasmus+. Due momenti diversi, per pubblici diversi, ma con un obiettivo comune: usare il potere della narrazione per generare benessere, riconoscimento e connessione all’interno della comunità LGBTQIA+ e tra alleatə.
Gli eventi si sono svolti il 30 maggio a Monte San Giusto (MC), presso Lisetta Home Restaurant, e il 12 giugno ad Ancona, nella sede di Arcigay Comunitas. Entrambi si sono strutturati in due fasi principali: una prima parte introduttiva e informale con momenti di conoscenza, seguita da laboratori tematici.
Monte San Giusto: creatività collettiva e dialogo intergenerazionale
Nel primo incontro, giovani attivistə, rappresentanti di associazioni locali e artistə si sono confrontatə sui temi del coming out, dell’isolamento nelle aree rurali e del bisogno di spazi sicuri continuativi. L’atmosfera è stata da subito partecipativa e generativa: dopo una breve introduzione al progetto e una pausa conviviale, è stato proposto un laboratorio creativo di zine collettiva, ispirato a un’attività già sperimentata durante la formazione in Spagna.
Collage, testi poetici, disegni: ogni contributo ha dato voce a riflessioni intime e collettive.
"Questo laboratorio sulla zine è bellissimo e facile da replicare. Lo userò senz’altro con i ragazzi della mia scuola", ha condiviso una delle partecipanti.
L’incontro è stato anche un’occasione per presentare la piattaforma digitale e il toolkit in fase di sviluppo nell’ambito del progetto, riscontrando entusiasmo e interesse, soprattutto tra lз più giovani.
Ancona: storie che si raccontano anche senza parole
Il secondo evento, tenutosi ad Ancona, ha accolto persone provenienti da contesti migratori e con diversi livelli di familiarità con i temi LGBTQIA+. Proprio per questo, è stato scelto un approccio più morbido e non strutturato, che prevedeva la partecipazione libera a un gioco cooperativo di parole.
Non c’erano obblighi, né aspettative performative. Solo uno spazio sicuro, dove la presenza silenziosa e l’ascolto attivo avevano lo stesso valore della parola.
"Anche se all’inizio ero timidə, il gioco mi ha aiutato ad aprirmi e connettermi con persone che non conoscevo", ha raccontato unə partecipante.
"Era la prima volta che potevo condividere la mia storia senza sentirmi giudicatə."
Nonostante una partecipazione più limitata e cauta, l’atmosfera è stata accogliente, rispettosa e aperta al dialogo. Il desiderio di comprendere e partecipare è emerso chiaramente, anche da chi ha scelto una presenza più osservativa.
Un metodo inclusivo tra narrazione e arte comunitaria
Gli incontri si sono basati sul metodo dei Community Dialogues e dei Laboratori Creativi di Storytelling, fondati su un approccio esperienziale, orizzontale e non giudicante, ispirato alle teorie della narrazione e all’arte comunitaria.
Nel primo evento, la parola si è trasformata in forma visiva attraverso la zine; nel secondo, un gioco di parole ha creato ponti tra sconosciuti. In entrambi i casi, il focus è stato sulla libertà espressiva e sull’inclusività dei linguaggi, tenendo conto delle diverse possibilità comunicative di ciascunə.
Un seme piantato per il futuro
I due eventi hanno rappresentato non solo un momento di diffusione locale del progetto Our Story, ma anche un’opportunità concreta per rafforzare il senso di appartenenza e attivare nuove connessioni.
Le storie condivise — scritte, dette o semplicemente ascoltate — restano come tracce di presenza, segni di possibilità, spazi aperti da coltivare.
Il progetto continua, e con esso, la costruzione di comunità che sanno riconoscersi, raccontarsi e prendersi cura l’una dell’altra.











